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domenica 17 ottobre 2010

QUANDO LE COSCHE ARRIVANO SOTTO LE TORRI: La vicenda del Clan Bellocco

Rosarno è una piccola cittadina in provincia di Reggio Calabria. Nei mesi scorsi abbiamo imparato a conoscerla, o forse è meglio dire scrutarla dal suo lato criminale, fatto di lotte quotidiane che si dipanano tra la sofferenza e l'insofferenza di persone costrette a vivere in condizioni al di sotto della soglia di tollerabilità, schiavi di uomini più potenti chre li manovrano che burattini, sfruttando la loro condizione sociale di ultimi della gerarchia. Ma Rosarno non è così lontana da questa realtà, dalla nostra realtà bolognese.
Geograficamente le distanze impongono una riflessione in termini di lontananza, ma si sa che l'illegalità e la criminalità organizzata non conoscono questi limiti e questi confini. Spesso si tende a far coincidere l'accaduto col luogo: è successo lì in quella zona del paese ove condizioni socio-culturali hanno permesso la nascita e la diffusione di vquel comportamento, ma qui è diverso, non succederà mai. Ed è proprio qui che cadiamo nell'errore.
L'errore in questo caso è di aver sottovalutato, per il non detto, il non visto e il non saputo, la presenza di una delle più importanti famiglia 'ndraghetiste della Calabria.
Ma andiamo con ordine. All'alba del 12 gennaio 2010 la squadra mobile di Rosarno effettua 14 arresti smascherando così definitivamente il vertice del clan Bellocco. Ma ciò che salta all'attenzione in tutti gli articoli che informano la notizia, è che l'indagine era partita dalla Squadra Mobile della Questura di Bologna.
Carmelo Bellocco, esponente e capo della famiglia Bellocco, lavorava infatti fino a giungo 2009 come facchino presso una ditta ortofrutticola di Bologna, intestata al conterraneo Rocco Gaetano Gallo, ed insieme a quest'ultimo avevano trovato, nel territorio bolognese e dell'intera Emilia Romagna, terreno fertile per una possibile estensione degli affari 'ndranghetisti. La famiglia Bellocco, specializzata nel settore del narcotraffico, delle estorsioni e nel controllo di tutte le attività commerciali e imprenditoriali della Piana di Gioia Tauro, unitamente al gruppo dei Pesce, con il quale ha gestito numerosissimi affari criminali fino però poi ad arrivare ad una improvvisa e sanguinosa rottura, aveva deciso di puntare altrove e colonizzare anche il Nord Italia.
Carmelo Bellocco, insieme a sua moglie Maria Teresa D'Agostino e a sua figlio Domenico, vivevano proprio qui, alle porte di Bologna più precisamente a Granarolo.
Si era trasferito qui in quanto aveva ottenuto il beneficio penitenziario dell'affidamento in prova al servizio sociale, ma questo non gli ha impedito di continuare a gestire le attività illecite consumate a Rosarno.
L'arresto, avvenuto nel giugno 2009 anticipando così una quasi certa guerra con il clan rivale degli Amato, e conclusosi a Rosarno il 12 Gennaio 2010, costituisce solo l'ultimo di tanti tasselli di un percorso iniziato proprio dalla squadra mobile di Bologna nel dicembre del 2008.
Una storia che viene da lontano, ma che come possiamo vedere è riuscita ad intrecciarsi col pane quotidiano di questa città, di questa provincia. Anche nei piccoli anfratti di queste comunità inizia prendere forma e piede, un atteggiamento di colonizzazione criminale che deve essere combatutto con l'arma delle parole e dell'informazione.

Elisabetta Fonseca

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